Il Nero di Troia


Nome, origini e storia

La presenza millenaria del vitigno nel Tavoliere e specialmente nelle campagne della città di Troia, dalla quale molto probabilmente prende il nome, è provata storicamente. L’origine e la provenienza risultano invece ancora da chiarire e sono circondate da miti e leggende. Il mito vuole che il vitigno sia stato introdotto sulle coste pugliesi da Troia, città in Asia minore, grazie a Diomede. L’eroe greco, simbolo della civilizzazione dell’Adriatico, dopo la conquista della città, narrata da Omero, avrebbe portato con se alcuni tralci e li avrebbe piantati lungo il corso dell’Ofanto, fiume che sbocca in mare vicino a Barletta. La leggenda racconta che questa varietà, originaria dall’Asia minore, sia arrivata da una città albanese, Cruja, durante i numerosi scambi commerciali esistenti tra le due sponde dell’Adriatico ad opera di coloni greci. La storia narra di come Federico II di Svevia apprezzasse già nel XIII il “corposo vino di Troia” e di come tre secoli dopo i marchesi D’Avalos incrementarono la coltivazione del vitigno intorno alla città di Troia nel foggiano

Diffusione geografica

Vitigno a bacca rossa autoctono per eccellenza della Puglia settentrionale diffuso quasi esclusivamente a nord di Bari, salendo per la provincia di Andria, Barletta e Trani, fino a quella di Foggia. Chiamato anche Uva di Troia, Troiano, Uva o Vitigno di Barletta, Tranese e Uva di Canosa proprio ad indicare la sua peculiare zona di coltivazione.

Utilizzo enologico

Si presta ad essere vinificato in purezza oppure tagliato con altre varietà locali e internazionali. La sua versatilità viene confermata inoltre dai prodotti che se ne possono ottenere ossia freschi vini rosati, rossi giovani e soprattutto, visto il suo elevato patrimonio in tannini, robusti ed eleganti vini adatti ad un lungo invecchiamento.